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BASCHI

Email del comune: info@comunedibaschi.it Sede Municipale: Piazza del Comune nr.1 Tel. 0744 957225 - Fax 0744 957911 CAP: 05023 Provincia: Terni Sito web: www.comunedibaschi.it E-mail: info@comunedibaschi.it Prefisso telefonico 0744 Il Comune e le frazioni: Acqualoreto, Cerreto, Civitella del lago, Collelungo, Morre, Morruzze, Scoppieto Superficie Kmq: 68 kmq Altezza s.l.m.: 165 m.s.l.m. Nome degli bitanti: baschiesi Santo Patrono: San Longino, festeggiato l’ultima domenica di Aprile e San Niccolò, festeggiato il 6 dicembre Associazioni: Associazione Nazionale Città del Vino Gemellaggi: Vernoux en Vivarais (Rhône-Alpes, Francia), dal 1985 COME ARRIVARE IN AUTO Autostrada del Sole (A1) Firenze-Roma Uscita Orvieto Superstrada Perugia-Todi e S.S. 448 Todi-Orvieto S.S. 205 (Orvieto-Baschi-Guardea-Amelia-Narni) COME ARRIVARE IN TRENO Linea Firenze-Roma Stazione di Orvieto Linee Orte-Perugia e Orte-Terni Stazione di Orte COME ARRIVARE IN AEREO Aeroporto Regionale Umbro Sant'Egidio (Perugia) Aeroporto Internazionale Leonardo da Vinci (Roma) IL BORGO DI BASCHI, LA SUA STORIA E IL SUO TERRITORIO Il borgo di Baschi sorge su uno sperona di roccia sulla riva sinistra del Tevere, poco distante dalla confluenza tra il fiume Paglia ed il fiume Tevere. Arroccato, di particolare impatto visivo, oltre al borgo principale, il territorio è composto dalle frazioni di Acqualoreto, Morre, Morruzze, Collelungo, Civitella del lago, Cerreto, Scoppieto. Le notizie storiche più certe risalgono al 1235, quando era un castello fortificato sotto la giurisdizione della famiglia Baschi. I Baschi governarono fino alla metà del XVI secolo, quando il potere popolare, dopo aver condannato una strage da questi perpetrata, confiscò e distrusse il castello e acquisì il territorio ai propri domini governandolo fino alla nascita del Regno d'Italia. A differenza di territori limitrofi, come Orvieto o Montecchio, di cui si registrano interessantissime testimonianze del periodo etrusco, le prime tracce di civiltà risalgono al periodo romano, ben documentato: Baschi era "l'antica città di Veascium”, dove, secondo Diodoro di Sicilia, i Galli, capeggiati da Brenno, furono battuti da Furio Camillo. Del periodo romano è notevole testimonianza il sito archeologico di Scoppieto i cui resti, rinvenuti in centinaia di esemplari, sono esposti in mostra permanente nell’Antiquarium presso il Palazzo Comunale. Di rilievo la fabbrica di ceramica romana del I secolo rinvenuta nel sito: scoperta di recente, l’area archeologica fu un importante centro di produzione romano di ceramiche e terrecotte, che, attraverso il Tevere, sottostante, venivano trasportate fino a Roma da dove, attraverso il Mar Mediterraneo, raggiungevano le città affacciate su di esso Il “comune” nacque e si sviluppò in seno alla signoria della famiglia dei Baschi, di origine quasi certamente longobarda. Di fede ghibellina, li troviamo coinvolti in grandi avvenimenti dell'Italia centrale, come la discesa di Arrigo VII di Lussemburgo e di Ludovico di Baviera, oltre che durante le lotte contro i loro acerrimi nemici guelfi. Imparentati con le maggiori famiglie (Aldobrandeschi, Farnese, Orsini, Baglioni, Caetani, Vitelleschi, Baglioni ecc.), nei secoli XIII e XIV raggiunsero il loro massimo potere arrivando ad avere 60 castelli con possedimenti che si estendevano in Umbria, in Toscana fino al mare, nelle Marche fino a Camerino. Tuttavia non mancarono le lotte intestine: basta ricordare il massacro della Signora Bernardina e di alcuni suoi figli nel castello di Baschi, commesso dai parenti Baschi di Carnano (Montecchio) nel 1553. Nel 1162 Federico I, detto Barbarossa, concede il diploma di Conte dell'Impero a Ranieri II, o Neri, signore di Baschi, Vitozzo e Montemarano. I figli di Ugolino III di Baschi, Ugolino, Ranieri e Bonconte, nel 1216 sono in grande discordia tra loro ed altri parenti per motivi di interesse; Bonconte pensa bene di coinvolgere S. Francesco nell'opera di pacificazione (il Santo era solito frequentare la zona e poco prima, ad Alviano, durante una predica, era avvenuto l'episodio straordinario ricordato come "il miracolo delle rondini" e nella cappella del castello un affresco ne ha fissato la memoria). Egli li va a trovare e riesce a ristabilire la pace. Per testimoniare la loro riconoscenza al Santo, gli offrono una delle loro terre su cui insiste un fortilizio, in prossimità del Tevere. Il maniero viene trasformato in convento che prende il nome di S. Angelo di Pantanelli, il 43° dell'ordine: il vano sottostante la cappella sarà il Pantheon della famiglia. Appartenente alla casata dei Baschi ricordiamo anche Ascanio Vitozzi (1539-1615), figlio illegittimo di Ercole dei Baschi di Vitozzo, signore di Sermugnano, nato quasi sicuramente a Baschi, che fu ingegnere militare, architetto e urbanista. La Signoria finisce nel 1751 con la morte di Francesco Maria, celibe, figlio di Sforza, pronipote del Conte Ranuccio. Nel 1960 Baschi passò al governo italiano con Orvieto e Todi. Da visitare nel borgo storico rileviamo la presenza architettonica della bellissima chiesa di S. Niccolò ricostruita nell’anno 1576 (la prima risaliva al XII sec.) e progettata da Ippolito Scalza, che con quest’ opera si misura con il primo edificio religioso della sua attività, ispirandosi a quelle del San Salvatore al Monte di Simone Pollaiolo a Firenze, alla chiesa di Santa Maria in Gradi ad Arezzo di Bartolomeo Ammannati ed alla chiesa di S. Giovannino, sempre dell'Ammannati. L'interno è ad una sola aula con due cappelle; alle pareti lo Scalza propone un ordine di paraste inquadranti archi, sormontato da un attico finestrato. La pietra grigia basaltina e l'intonaco danno un'intonazione toscana, brunelleschiana. All’interno, da vedere il polittico di Giovanni di Paolo (senese, 1440 circa), nella cappella del SS. Sacramento. Sotto l'altare riposa il corpo di S. Longino, compatrono del paese. Sopra la porta centrale, nel 1700, fu posto un bellissimo organo di oltre 500 canne, a una sola tastiera. IL TERRITORIO Acqualoreto Deve il suo nome all'abbondanza di acque che erano nella zona e ai numerosi alberi di alloro che si trovavano fitti nei boschi del territorio comunale di Baschi, anche se negli "Annali Camaldolesi" del 1059, è citato con la denominazione di "Acqua Larelle". Acqualoreto, la cui nascita risale al decimo secolo, faceva parte dei castelli del sistema di difesa di Todi e la sua posizione era molto importante e strategica; fronteggiava il castello di Montemarte, detto la Roccaccia, sulla sponda destra del Tevere: due baluardi l'un contro l'altro piazzati, il primo di Todi, il secondo di Orvieto. Tra le curiosità storiche che rileviamo nei tanti secoli di vita del paese, la più interessante risale a dopo il Concilio di Trento, quando molte delle chiese si riempirono di reliquie, tutte autenticate dalle autorità ecclesiastiche. La parrocchia di Acqualoreto si vantava di avere anche dei pezzetti del velo di Maria, del mantello di San Giuseppe e del legno della S.Croce. Nel 1810, Acqualoreto entra a far parte del cantone rurale di Todi, secondo le disposizioni napoleoniche, quindi inglobato nella “podesteria” di Baschi, pur restando nella diocesi di Todi. Civitella del Lago La zona in cui sorge Civitella, in epoca romana era densamente popolata e sembra che dove sorge ora questo tranquillo paesino, si erigesse la città romana di Vindino (così la chiamò Plinio il giovane). Sulle sue rovine fu edificata Civitella di Massa, che con gli altri castelli formavano il validissimo e delicato sistema di difesa del territorio di Todi, sulla riva sinistra del Tevere. Queste terre condivisero quindi la storia con la città di Todi fino agli inizi del XIX secolo, quando la quasi totalità di Massa andò a costituire Comune di Baschi, durante il periodo napoleonico. Nella Massa di Civitella si ha una delle prime"universitas", cioè una delle prime Comunanze: le Comunanze sono proprietà demaniali comuni e se ne ha notizia in un atto di acquisto (1270) di alcune terre appartenenti all'Ospedale della Carità di Todi. Tra le curiosità d’interesse culturale che troviamo a Civitella del Lago ricordiamo un singolare Museo Ovoteca, con un’esposizione di migliaia di uova. Il Museo ospita infatti la mostra-concorso nazionale “Ovo Pinto”, espressione dialettale per “Uovo Dipinto”: l’ antica usanza di epoca romana e contadina di dipingere le uova di gallina (durante il periodo pasquale) viene elevata ad arte e presentata al grande pubblico sottoforma di competizione nazionale (per informazioni www.ovopinto.it )Da vedere: l’Arco di Diomede, il Palazzetto della Comunanza Agraria, il Palazzo Atti, la Chiesa della Madonna del Prato, le mura castellane del periodo medievale Cerreto Posto sul pendio sud di Civitella del Lago, con splendida vista sul Lago artificiale di Corbara, il Cerreto è un insieme di diversi agglomerati di case. La sua storia è strettamene legata a quella di Civitella del Lago e troviamo testimonianze dell’esistenza di questo piccolo borgo già a partire dall’anno 1270. Oggi sulle sue dolci colline si adagiano rigogliose vigne che producono vini DOC di eccellente qualità ed oliveti che danno oli ricercati. Per i più golosi, nella prima settimana di agosto si svolge la ormai tradizionale "Sagra della Focaccia”. Collelungo Castello fortificato nei primi anni dell’undicesimo secolo, lascia tracce documentate nella storia del territorio di Baschi a partire dal 1297, vivendo poi di pari passo gli eventi che nei diversi secoli hanno scandito le lotte tra Todi e Orvieto. Da visitare la Chiesa di S. Donato (XIII secolo) e la Chiesa di Santa Lucia. Morre Pare che il nome provenga dai gelsi, detti mori, che abbondavano nella zona, essendovi vastamente praticato l'allevamento dei bachi da seta. Ma la spiegazione del nome potrebbe essere anche un'altra: quella derivante dalla selva con le more cespugliose. Morre era una “villa” (castello senza fortificazioni), costruita fra il 1147 e il 1149 su antichi insediamenti di epoca romana. Nel paese esiste una Comunanza Agraria che gestisce i prodotti del bosco circostante; tra questi, le castagne, importante prodotto tipico locale. Da vedere: l’Eremo di S. Francesco della Val Cerasa, retto dai benedettini camaldolesi, la Chiesa di S. Andrea. Morruzze Anche Morruzze prendo il nome da un “villa”, Villa Morrutiarum”, e la sua costruzione è compresa tra il 1147 e il 1149. Nel 1571, essendo diminuito il numero degli abitanti, la parrocchia di S.Giovanni fu unita a quella di S.Andrea delle Morre. Nel XVII secolo, le Morruzze divennero proprietà dei signori Paparini che ingrandirono il palazzo e fondarono l'oratorio di S.Ambrogio. Anche Morruzze, con l'occupazione francese, fece parte della Comune di Civitella, Cantone di Baschi. Situata lungo la “Via dei Mercanti” nel medioevo, contrariamente ad oggi, era più popolosa della vicina Morre, sorta nello stesso periodo. Da vedere: la Chiesa di San Giovanni, il Castello delle Morruzze, con una bella torre merlata quadrangolare e circondato da un vasto parco di piante secolari, i resti del convento benedettino di S. Bartolomeo (1275), oggi adibito al turismo Scoppieto Il nome medioevale era “Scopletis”, ed era una “villa”: costituiva un unico corpo con il vicino castelletto di Ponticelli. La chiesa di San Pietro, (sec.XI) è una delle più antiche della zona e gli affreschi dell'abside sono del XV secolo. Nel 1995 vennero ritrovati dei reperti del periodo romano, ed attualmente in questa località si stanno ancora conducendo campagne di scavo che hanno riportato alla luce numerosi resti di epoca imperiale (I sec. d.C.). Si tratta dei resti di una villa e di frammenti di ceramica da tavola fine e di ottima fattura e qualità, prodotta in loco ed esportate, attraverso il sottostante porto fluviale sul Tevere (di cui oggi restano solo alcuni ruderi), fino a Roma e a dirittura fino ad Alessandria d’Egitto. Vagli Nel 1200 si chiamava "Castello di San Pietro in valle", Castrum vallis. La chiesa di San Pietro esisteva prima del 1112, infatti i monaci Gregorio e Clemente le ebbero in possesso, poi fu donata, insieme al convento, all'Abbazia di Farfa. Attualmente la chiesa è fuori dal piccolo abitato ed è attaccata ad un casolare. Eremo della Pasquarella Lungo la strada che costeggia il Lago di Corsara, andando in direzione di Todi, si ammirano bellissime emergenze storiche come l’Eremo della Pasquarella, risalente, cisto lo stile romanico, probabilmente all’XI secolo. E’ un piccolo Santuario costruito tra rocce e fitta vegetazione, in mezzo ai monti che vanno da Acqualoreto a Civitella del Lago. Vi si celebrano tre feste all’ anno: l’ Epifania , la domenica in Albis e l’ ultima domenica di Maggio. L’eremo della Pasquarella fa parte di un gruppo di monasteri Camaldolesi che sorgevano sulle due sponde del Tevere ed insieme a S. Fortunato di Todi è l’ unico ad essere giunto fino a noi. Il primo nome del Santuario era Santa Maria de' Scopulis, o dello Scoglio, che divenne poi Pasquarella, cioè piccola Pasqua o Prima Pasqua dell’ anno: l’ Epifania, tanto che infatti l’ immagine dipinta nella chiesa è un’ Epifania. Sulla sua origine sono nate varie leggende: a Civitella del Lago si racconta che la Madonna sarebbe emersa dalle acque dopo una tremenda inondazione del Tevere. un’ altra tradizione popolare racconta che la Madonna in sella ad un cavallo si fermò in cima alla parete rocciosa chiamata scoglio della “Salve Regina” e di lì, con un balzo raggiunse, il sito dove sorge l’ eremo; Tuttavia la storia più diffusa è quella secondo cui l’immagine della Madonna fu trovata da alcuni abitanti di Acqualoreto sulla riva del Tevere. Questi la portarono nella propria chiesa parrocchiale, ma dovettero ripetere l’ operazione molte volte, perché la Madonna tornava sempre sulla riva del fiume. Il santuario si trova nel territorio di Civitella, tuttavia è stato assegnato alla parrocchia di Acqualoreto. La leggenda narra che, per deciderne il possesso, si organizzò una gara di processioni: l’eremo sarebbe stato custodito dal gruppo che fosse arrivato per primo, vincendo appunto Acqualoreto. E’ sempre stato abitato da monaci, che coltivavano vasti appezzamenti di terreno strappati ai boschi. Quando i Fredi abbandonarono Civitella, il monastero decadde e, quando anche Todi entrò a far parte dello Stato Pontificio, la chiesa fu abbandonata: vi si celebrava la Messa solo per l’ Epifania e si pensava di sconsacrarla. Tuttavia i fedeli continuarono ininterrottamente a recarvisi in pellegrinaggio e nel 1800 il Santuario fu affidato ad eremiti questuanti. Nel 1873 il sacerdote Don Giuseppe Bernardi ebbe l’ intuizione di riaccendere la devozione per la Madonna della Pasquarella che è viva ancora oggi. Gole del Forello, Il territorio denominato Gole del Forello è uno scenario di natura incontaminata: lungo il corso del fiume Tevere, poco prima che esso si distenda a formare il lago di Corbara, si apre tra i monti la suggestiva gola del Forello: da questa stretta apertura , in tempi preistorici, defluì l’antico lago Tiberino che occupava buona parte del territorio umbro. La scoperta del lago Tiberino determinò la nascita del fiume Tevere, così come si presenta attualmente. Nel medioevo, sopra la gola , fu costruito un castello omonimo che era uno dei più muniti ed inaccessibili di tutto il comune di Todi. Il luogo, a strapiombo sul Tevere, era l’unica strada che permetteva di valicarne la gola nei pressi di quel passo che neppure le truppe di Annibale osarono attraversare e che veniva custodito giorno e notte insieme con gli uomini di Scoppieto, di Salviano, di Civitella e di Ponticelli. Questo castello perdette ogni sua importanza quando fu investito in pieno dalla bufera che si scatenò su Todi ai tempi dell’Albornoz. Infatti alla città fu tolto ogni suo diritto di governarsi autonomamente e di difendersi con un proprio esercito. L’Abbadia di San Gemini Oltre la gola del Forello, nella valle del Tevere, lungo la strada per la quale gli antichi Romani scendevano verso la loro città servendosi del fiume, allora navigabile con il sistema delle chiuse procedendo a piedi, sorgeva la Pieve di San Gemini di Massa. Il nome di San Gemini di Massa pare che derivi dal fatto che l’Abbazia fu costruita sui resti di un tempio dedicato agli dei Bacco e Silvano o Marte e Silvano. Questa doppia dedica del luogo di culto a due dei pagani, si trasformò nel toponimo cristiano di San Gemini. I religiosi dell’Abbazia di S. Gemini furono i primi evangelizzatori delle popolazioni locali. La loro opera fu tuttavia preziosa anche nel campo economico, culturale e chiesa era retta da un Priore. Nel XVII sec. comincia il declino del luogo, in seguito alla crisi del comune di Todi. Il lento tramonto dell’Abbazia di San Gemini continuò nei secoli successivi ed oggi il complesso monumentale è abbandonato e in rovina. Tuttavia può ancora apparire interessante al turista che ne osserva il fascino misterioso e la serena semplicità. Il Convento di Sant’Angelo in Pantanelli Nel 1216 i tre fratelli Ugolino, Ranieri e Bonconte dei Baschi, volendo dimostrare la loro riconoscenza a San Francesco, decidono di donargli un "locus", sulla riva sinistra del Tevere: gli era riuscito a riportare la pace tra i litigiosi signori ed in ricordo di quello storico atto, ogni anno, a partire dal XIII secolo, il 2 agosto vi si celebra la "Festa del Perdono", voluta da S. Francesco per la grande gioia che egli provò nell'aver riportato la Pace nella nobile e litigiosa famiglia. Nell'atto di divisione del 5 giugno 1235 tra Ugolino di Ranieri e Ugolino suo nipote si stabilisce che "il luogo dei Frati Minori, che appartiene a Cristo Signore, deve rimanere comune a tutti e due e in nessuna maniera si deve dividere". Quindi nove anni dopo la morte del Santo, l'eremo di Pantanelli esisteva e ospitava i Frati Minori. Pantanelli rimase sempre indiviso, ciò dimostra l'attaccamento dei membri della famiglia Baschi a quel luogo che fu scelto anche per la loro sepoltura. Non sappiamo come fosse inizialmente il convento. Nel Locus esisteva già una costruzione: era un piccolo fortilizio di vedetta; dall'altra parte del fiume c'era il castello di Corbara dei Montemarte, di fazione guelfa. A Pantanelli c'è una grotta di roccia arenaria calcarea dove ancora si può vedere il giaciglio di pietra del Santo; e restano anche la fonte, l'elce, piantato da Lui stesso, e lo scoglio dal quale, secondo la credenza popolare, predicò ai pesci. il Convento francescano di Pantanelli (XIII secolo), nei cui pressi si racconta che dimorò S. Francesco. S. Angelo di Pantanelli. Alla fine del 1400 i frati commissionarono ad Antonio Massari, detto il Pastura, allievo del Pinturicchio, un affresco sopra la porta di ingresso della chiesa; era un'Annunciazione con paesaggio umbro, di cui resta solo una pallida traccia. Fino al 1973 sull'altare maggiore c'era un grande quadro, "L'Allegoria del perdono"; fu tolto e portato nella chiesa nuova di Assisi quando i frati lasciarono il convento. Era stato commissionato dal Conte Ranuccio quale ringraziamento per essere sfuggito al massacro della sua famiglia ed anche per onorare la madre morta. Nel quadro sono raffigurati, nella parte superiore, S. Francesco, la Vergine Maria, S. Elisabetta di Ungheria (una delle prime terziarie francescane) e, nella parte inferiore, il fratello Carnario assassinato, il Conte Ranuccio, la madre Signora Bernardina, le sorelle. Tolto il quadro è stata trovata una bellissima crocifissione molto mutilata, nella quale appare S. Francesco che abbraccia la croce: pare sia uno dei primi ritratti del santo; l'opera è stata attribuita a Pierantonio Mezzastris, pittore folignate del XV sec. Fino al 1973 sull'altare maggiore c'era un grande quadro, "L'Allegoria del perdono"; fu tolto e portato nella chiesa nuova di Assisi quando i frati lasciarono il convento. Era stato commissionato dal Conte Ranuccio quale ringraziamento per essere sfuggito al massacro della sua famiglia ed anche per onorare la madre morta. Nel quadro sono raffigurati, nella parte superiore, S. Francesco, la Vergine Maria, S. Elisabetta di Ungheria (una delle prime terziarie francescane) e, nella parte inferiore, il fratello Carnario assassinato, il Conte Ranuccio, la madre Signora Bernardina, le sorelle. Tolto il quadro è stata trovata una bellissima crocifissione molto mutilata, nella quale appare S. Francesco che abbraccia la croce: pare sia uno dei primi ritratti del santo; l'opera è stata attribuita a Pierantonio Mezzastris, pittore folignate del XV sec. Oggi il convento ospita i ragazzi della "Comunità-incontro" di Don Pierino Gelmini. Tra gli ospiti del convento vanno ricordati. Fra Jacopone da Todi: schieratosi con gli oppositori del papa Bonifacio VIII, era stato, da lui, scomunicato e imprigionato; liberato dopo la morte del papa, trascorse un periodo di tempo a Pantanelli, dove compose diverse laudi tra cui la celeberrima "Stabat Mater" (XIII sec.). Dal 1425 al 1427, periodo in cui svolse la sua attività di predicatore nella nostra zona, vi soggiornò S. Bernardino da Siena, che era stato nominato Commissario provinciale per la Toscana e l'Umbria. Egli restaurò il convento. Altri ospiti furono: il Beato Bernardino da Feltre, il Beato Ambrogio da Milano, il Beato Raffaele da Norcia. IL PARCO FLUVIALE DEL FIUME TEVERE Il Parco Fluviale del Tevere è stato istituito con la legge regionale del 1995, non solo per tutelare le bellezze ambientali e paesaggistiche della zona, ma anche per favorire lo sviluppo di un territorio bello, ma povero di risorse economiche. Il territorio del Parco Fluviale fiancheggia il corso del fiume Tevere nel suo tratto medio ed inferiore del ponte di Montemolino di Alviano. Lambisce la città di Orvieto con le rocche di Prodo e Titignano e comprende nei suoi confini vari paesi, tra cui Montecastello di Vibio, Civitella del Lago (sede dell’Ente Parco), Corbara, Baschi ed Alviano. All’interno del parco si trovano i due laghi artificiali di Corbara e di Alviano. La vegetazione è costituita in prevalenza da boschi rigogliosi, ma anche da campi coltivati e da molte varietà di flora acquatica. Il territorio varia dai fondovalle con agricoltura intensiva, ai colli su cui si coltivano vite e olivo. Il parco comprende territori significativi per caratteristiche ambientali e per testimonianze culturali, archeologiche, monumentali. PRODOTTI TIPICI Vino Olio d’oliva Castagne APPUNTAMENTI LEGATI ALLA TRADIZIONE LOCALE 5 gennaio, Aspettando la Befana, Baschi 6 gennaio, Festeggiamenti in onore della Madonna, Santuario della Pasquarella (Gole del Forello) Venerdì Santo, Processione in costume del Cristo Morto, Convento di Panatanelli Da Pasqua al 1° maggio, Mostra Concorso Nazionale “Ovo Pinto”, Civitella del Lago Domenica in albis, Festeggiamenti in onore della Madonna, Santuario della Pasquarella (Gole del Forello) Ultima domenica di aprile, Festa del Patrono San Longino, Baschi 1° maggio, Premiazione concorso “OVO PINTO”, Civitella del Lago Seconda domenica di giugno, Festa di S. Antonio Patrono, Civitella del lago 15 giugno/15 ottobre, Mostra permanente delle Carrozze, Salviano, presso il Centro Remiero in Località Salviano 2 agosto, Festa del Perdono d’Assisi, Convento di Panatanelli Prima domenica di agosto, Sagra della Focaccia, Cerreto di Baschi Seconda domenica di agosto, Festa di S. Donato, Collelungo di Baschi Periodo di ferragosto, Festa del Patrono S. Maria Assunta, Civitella del Lago Terza domenica di agosto, Festa del Patrono S. Pietro, Scoppieto Ultima settimana di agosto, Sagra del Porchetto, Baschi 29 agosto, Festa di S. Giovanni, a Morruzze Seconda domenica di settembre, Festa della Madonna della Cintura, Morre di Baschi Ultima settimana di settembre, Festa di S.S. Maria Addolorata, Baschi Quarta domenica di ottobre, Sagra della Castagna, esposizione, degustazione e vendita, Morre di Baschi 6 dicembre, festa di san Niccolò, patrono di Baschi 24 dicembre/6 gennaio, Presepi nel centro storico e Concerti natalizi, Baschi

 

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